incesto
Il branco in provincia
25.02.2026 |
6.139 |
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"Non c'è più spazio per la pulizia o il decoro: la stanza diventa un’arena dove la gerarchia familiare viene distrutta e ricostruita ogni istante..."
Questo racconto mi è stato suggerito da un utente che vuole rimanere anonimo lo ringrazio pubblicamente.In una tranquilla cittadina di provincia vive una famiglia all’apparenza comune, sebbene il concetto di normalità sia estremamente soggettivo. La matriarca è nonna Vittoria, settantaquattro anni portati divinamente: un fisico procace, un seno abbondante e gambe meravigliose che non esita a mostrare con abiti audaci. Nonostante l’età, conserva una vitalità travolgente, eredità di una vita vissuta tra lussuria e trasgressione.
Sua figlia Federica, cinquantacinque anni, ne ha ereditato il fascino: bionda, appariscente e dotata di una sensualità prorompente, nasconde però la sua vera natura dietro una facciata di rigoroso perbenismo. Infine c’è la nipote Lucrezia, ventitré anni, una bellezza mozzafiato dal corpo da modella. Inibita solo in apparenza, è in realtà una ragazza spregiudicata che ha trovato in Mario, suo coetaneo, il compagno ideale: un ragazzo spigliato, ma con una spiccata e segreta inclinazione alla sottomissione.
Vittoria ha trascinato Lucrezia in un vortice di giochi erotici, esplorando ogni limite del piacere. In questa dinamica trasgressiva coinvolgono spesso Mario, costringendolo a indossare lingerie femminile e tacchi a spillo, trasformandolo nel loro giocattolo personale.
Un pomeriggio, mentre Vittoria possiede la nipote con uno strap-on, facendola godere in maniera spudorata sotto lo sguardo eccitato di Mario, entra improvvisamente Federica. Dopo un primo istante di sconcerto, la vista del genero vestito da donna e l'audacia della madre scatenano in lei una bramosia incontenibile. Abbandonata ogni maschera bigotta, Federica si lancia su Mario, possedendolo con avidità, mentre Lucrezia inonda la stanza con grida di piacere: «Sì, mamma! Fallo anche tu! Fai la troia come tua madre e tua figlia!».
La tensione nella stanza raggiunge il punto di rottura. Mentre Vittoria domina la scena, Mario si ritrova schiacciato tra l'autorità della nonna e la fame carnale della suocera. Federica, con gli occhi ribaltati dal piacere, accompagna ogni movimento con gemiti che riecheggiano per tutta la casa.
«Guarda tua madre, Lucrezia!» grida Vittoria, mentre colpisce con vigore il ragazzo, ormai completamente sottomesso. «Guarda come la "bigotta" si gode il tuo uomo! Non siamo più una famiglia, siamo un branco!»
Ma il culmine deve ancora arrivare. L'orgasmo collettivo non porta la pace, bensì una nuova, feroce competizione. Quando Mario, sfinito e tremante, tenta di riprendere fiato, le tre donne si scambiano uno sguardo di sfida primordiale. Il legame di sangue non è più un vincolo, ma una competizione per il dominio assoluto sul loro "oggetto" condiviso.
Federica lo afferra per le spalle, rivendicando il diritto di averlo scoperto tardi ma con più foga; Lucrezia si avventa sulle sue gambe, gelosa della giovinezza che le appartiene; Vittoria, dall'alto della sua autorità, lo tiene per i capelli costringendolo a guardarle tutte e tre.
«Lui è mio perché io l'ho creato!» grida Vittoria.
«È mio perché io ne ho bisogno!» ribatte Federica.
«È mio perché io lo possiedo ogni giorno!» urla Lucrezia.
In un groviglio di unghie, baci rubati e respiri spezzati, le tre donne iniziano a contendersi Mario come predatrici su una preda ambita. Non c'è più spazio per la pulizia o il decoro: la stanza diventa un’arena dove la gerarchia familiare viene distrutta e ricostruita ogni istante. Mario, al centro di quel ciclone di carne e desiderio, capisce che la sua vita non apparterrà mai più a se stesso, ma sarà il terreno di guerra eterno di tre generazioni di insaziabile lussuria.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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